Intervista a Gabriela d’Asburgo, curatrice della prossima BID21

Il Magazzino 26 in Porto Vecchio – con la sua caratteristica architettura nello stile del gotico quadrato, austero e solenne – tornerà a ospitare dal prossimo maggio 2021 la “Biennale Internazionale Donna“, una rassegna d’arte tutta al femminile giunta alla terza edizione.
Come nella precedente edizione, la Biennale gode della benedizione dell’Arciduchessa d’Asburgo Lorena, Principessa di Boemia e di Ungheria Gabriela von Habsburg/Gabriela d’Asburgo la quale, a sua volta esperta scultrice, ha curato la selezione e l’allestimento delle singole opere d’arte. Con una speciale predilezione, va da sé, per il centro-Europa e i Balcani. Negli spazi già carichi di storia del Caffè degli Specchi Trieste News ha avuto il piacere d’intervistare l’Arciduchessa che ha svelato nell’occasione diverse anticipazioni sulla futura Biennale, oltre a evidenziare un legame storico-affettivo con la città a cui Trieste News dedicherà un apposito “dossier” nelle prossime settimane.

Com’è stata coinvolta nella Biennale Internazionale Donna?
E perché la necessità di una Biennale dedicata all’arte femminile?

È un evento importante, perché vi sono tante Biennali, ma pochissime incentrate soltanto sull’arte femminile. È una scelta speciale e unica. Dopotutto noi donne costituiamo il 50% dell’umanità. Vi sono forme di espressione molto particolari, molto originali attraverso cui vengono comunicate idee e sentimenti che altrimenti rimarrebbero “nascoste” nelle rassegne tradizionali. È una Biennale destinata ad avere una sempre maggiore importanza; è la terza edizione, vi avevo già partecipato, ma ho ritenuto imprescindibile ritornarvi.

Qual è la sua opinione sulla scelta di collocare la Biennale nel Porto Vecchio di Trieste?

Geniale! È un luogo fantastico, un sogno divenuto realtà. Per quest’edizione avremo due grandi sale di 500 metri quadrati ciascuna e una terrazza che si affaccia sul mare.
Un luogo ideale, davvero.

Cosa ne pensa del contrasto – molto forte – tra l’archeologia industriale del Magazzino 26 e la collocazione di opere d’arte?

Il Porto Vecchio “respira” storia, ma soprattutto “respira” una maniera moderna di dialogare con la storia. La luce che entra dalle finestre, le pareti nude… Lo apprezzo davvero molto e penso che verrà adeguatamente valorizzato.
Sono stata a innumerevoli esposizioni – da Hong Kong, a Miami, in luoghi impressionanti – però solo nel caso di Trieste vi è un luogo già “naturalmente” adatto, senza necessità di interventi ad hoc o costruzioni apposite.

Gabriela d’Asburgo e Isabella Artioli, tra le fondatrici della Biennale

Come sarà quest’edizione 2021 della Biennale? Specie considerando le norme anti-Covid…

Ovviamente speriamo che la Biennale si potrà svolgere in presenza, perchè l’arte andrebbe apprezzata dal vivo. L’obiettivo è di costruire sulle fondamenta gettate sei anni fa, sviluppare l’idea, migliorarla a ogni edizione. In particolare l’enfasi dovrà essere sulla qualità rispetto alla quantità e il Porto Vecchio è il perfetto luogo nell’Europa centrale per trasformare questa promettente Biennale “bambina” in un adulto responsabile, ma solo passando attraverso tutte le fasi necessarie. Deve crescere in una maniera omogenea e coesa. Penso che avrà un luminoso futuro innanzi.

Quale criterio avete adottato per la scelta delle artiste e delle correlate opere d’arte?

La maggior parte proverrà dall’Italia e dai paesi vicini: Slovenia, Croazia, Austria, Bulgaria, Germania… ma non mancheranno le eccezioni, ad esempio avremo artiste dal Sud America. È una Biennale “Internazionale” dopotutto. Se continueremo a concentrare i nostri sforzi sulla qualità e su un tema specifico, la Biennale continuerà a crescere. È sempre interessante a questo proposito guardare a come la tematica dell’edizione viene interpretata dall’artista, specie considerando il suo background nazionale. In questo caso il tema della Biennale è il cambiamento climatico, inteso anche come trasformazione a tutti gli effetti.

Occorre inoltre sottolineare come avremo un gran numero di artiste già affermate; in tal senso avremo una bella mescolanza di giovani promettenti artiste e di “veterane” dell’industria. Un’occasione anche per le giovani che vogliano avvicinarsi a questo mondo per guardare all’esempio di chi è un artista affermato.

Qual è la sua opera/artista preferita, tra quelle selezionate?

Amo la diversità, il cambiamento, il fatto che vi siano opere così diverse nello stile e nel contenuto. Ho le mie opere preferite, ma onestamente non posso sceglierne una in assoluto. Ve ne sono così tante… Eppure in questa diversità c’è un’unitarietà, un unico volto che la Biennale mostrerà al mondo.

In quale modo verranno coinvolti i giovani? In precedenza avevate collaborato con Il Collegio del Mondo Unito dell’Adriatico…

Coinvolgeremo le scuole – molto probabilmente le scuole Superiori – con un programma rivolto agli studenti che verranno invitati a visitare la Biennale e a riprendere coi propri cellulari le opere esposte, onde assemblare un proprio video, una propria visione personale dell’esposizione. Le artiste rimarranno a disposizione per le interviste. I video migliori verranno poi proiettati nella Biennale stessa.

Quali saranno gli eventi “di contorno”? Dalle conferenze, alle collaborazioni esterne…

La Biennale durerà due mesi, pertanto vi saranno numerosi eventi collaterali rivolti specialmente alle donne; tra i tanti avremo una violinista, Veronica Radigna, che suonerà brani classici di compositrici donne e di musica contemporanea, tanto all’inaugurazione, quanto durante l’esposizione “generale”. Vi saranno poi eventi e conferenze, tra le tante una dedicata alla robotica…

Arte, dunque, ma non mancherà musica e scienza, sull’esempio di ESOF 2020…

Sì! Trieste offre così tanto, su così diversi argomenti: dobbiamo solo connetterli in un unico sistema. È una città che ama la cultura, lo senti.

FONTE:

articolo scritto da Zeno Saracino e pubblicato su Trieste News. Di seguito il linik:

https://www.triesteallnews.it/2021/02/20/biennale-internazionale-donna-gabriela-dasburgo-porto-vecchio-luogo-speciale-intervista/

in copertina la foto di Matteo Belic

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